Il trashware: informatizzazione sostenibile

Si scrive Trashware e si legge “recupero dei pc mal funzionanti per il riassemblaggio in nuove macchine e l'utilizzo per fini sociali”. Il termine, di origine inglese, proviene da Trash (spazzatura) e Hardware, insomma non buttare, non sprecare, ma recuperare, dare vita a nuovi pc, evitando di acquistarne nuovi, evitando sprechi e ingenti danni per l'ambiente, destinarli a opere di beneficenza e ad usi di utilità sociale.
Caratteristica fondamentale del Trashware è l'installazione dei sistemi operativi open sources (liberi, gratuiti e modificabili dall'utente in base alle sue esigenze) come ad esempio Gnu/Linux; azione volta a diffondere la cultura del software libero, dell'utilizzo dell'informatica a costi zero. Anche per l'ambiente il trashware rappresenta uno strumento di salvaguardia.
Secondo un rapporto finanziato dall'Onu, la realizzazione di un computer tradizionale richiede l'utilizzo di 1,5 tonnellate d'acqua, 22 chili di sostanze chimiche e circa 240 chili di combustibili fossili. Insomma recuperare pc mal funzionanti vuol dire strappare sostanze tossiche alla natura, sfruttando al limite del possibile gli strumenti svuotandoli delle loro risorse chimiche. Infatti l'inquinamento provocato dai pc deriva proprio dal fatto che essi vengono abbandonati o gettati quando sono mal funzionanti ma quando ancora non sono state esaurite le risorse chimiche contenute nei materiali, per questo è importante sfruttare al massimo gli strumenti, per questo è fondamentale l'azione di riciclo.
Non mancano le esperienze “pubbliche” di trashware in Italia. Legambiente ha lanciato il progetto Eco@Pc per contribuire all'informatizzazione della scuola italiana e delle realtà associative no-profit utilizzando pc rigenerati; la Federimprese di Modena ha donato ad alcune scuole della città e provincia 450 computer “riciclati”; il Golem (gruppo operativo linux Empoli) ha donato più di 200 pc a scuole italiane ed estere (Somalia); a Lecce, grazie al “Progetto Sala macchine” curato da SUM, Tha Piaza e Salug, sono state attivate nell’aula A7 dell’Ateneo, quattro postazioni con sistema operativo Linux (capace di funzionare anche su macchine lente ed obsolete come gli storici “486”) dotate di accesso internet, destinate agli studenti dell’Università del Salento.
L'alta efficienza dei nuovi pc è garantita dagli stessi promotori del progetto. Attività tanto sconosciuta, il trashware, eppure così utile ed importante, basti pensare a quanti computer troviamo abbandonati nel nostro ateneo, pensate alle spese che l'Università supporta in termini di pc e sistemi operativi (calcolate quasi 200€ per ogni licenza, in più tutti gli altri programmi, e moltiplicate per circa 1000 pc) e poi pensate che tutto ciò potrebbe essere evitato riciclando le macchine e installando sistemi operativi liberi e gratuiti; insomma, si scrive trashware, si legge “recupero dei pc mal funzionanti”, significa “salvare capre, cavoli e ambiente...a costo zero”.
http://trashware.linux.it www.trashware.it




